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Ciao a tutti, come state?
Periodo di vacanze che vi auguro con tutto il cuore di poter trascorrere con i vostri figli.
Ma prima di partire volevo richiamare la vostra attenzione su un caso che la stampa domenicale ha portato alla luce.
Protagonista è una famiglia normale: matrimonio, 2 figlie, un genitore lavora al 50% e l’altro sta a casa a curare le bimbe. C’è un MA: chi sta a casa è il papà! Bello, direte voi, si vede che la mamma guadagna abbastanza. Una situazione così piacerebbe a tanti, scommetto…
Purtroppo però cominciano le incomprensioni tra i coniugi, i primi litigi, la separazione, insomma le solite cose che sono capitate a tutti noi.
E arriviamo infine davanti al Pretore dal quale ci aspetteremmo la "solita" decisione: le figlie a chi le ha sempre accudite (in questo caso il papà) e l’altro (in questo caso la mamma) ch versa gli alimenti per loro e per lui, magari anche obbligata a lavorare al 100%.
Ma cosa succede? Che la "Giustizia" assegna le figlie alla mamma e obbliga il papà a trovarsi un lavoro ben retribuito e quindi a versare gli alimenti al resto della famiglia.
Ma dov’è la "giustizia"? In quante famiglie dove i ruoli erano quelli "normali", arrivati al divorzio, si sono visti i figli assegnati al padre e la mamma obbligata a trovarsi un lavoro e pagare gli alimenti?
E poi, con tutte le difficoltà che ci sono a trovare lavoro anche per chi è attivo, chi obbliga un’azienda ad assumere questo genitore?
Come AGNA dobbiamo stigmatizzare questa sentenza che non rispetta assolutamente i diritti di entrambi i sessi ad una uguale giustizia.
Questa non è una battaglia maschilista, ma solo la richiesta alle Istituzioni di voler considerare uguali padri e madri nella cura dei figli: uguali DIRITTI e uguali DOVERI per TUTTI. |