Diversi bisogni, un solo obiettivo: il benessere
Il figlio piccolo ha bisogno di ritualità, rassicurazione e presenza costante. L’adolescente cerca autonomia, rispetto e ascolto non giudicante. Un giovane adulto magari vive già fuori casa, ma continua ad avere legami e aspettative.
Uniformare tutto è un errore: serve invece imparare ad adattare il proprio ruolo genitoriale in base all’età e alla fase di vita di ciascun figlio.
Strategie differenziate ma coordinate
Ecco alcuni esempi:
Per i più piccoli: stabilità nei passaggi tra le case, oggetti familiari, comunicazione semplice.
Per i bambini in età scolare: chiarezza sulle regole e collaborazione con l’altro genitore.
Per gli adolescenti: flessibilità sugli orari, spazio personale, ma anche confini chiari.
Per i giovani adulti: dialogo maturo, supporto su richiesta, rispetto dell’indipendenza.
L’importante è non creare gerarchie affettive: ogni figlio deve sentirsi visto e riconosciuto nei propri bisogni.
Comunicazione calibrata
Il modo in cui si parla con i figli deve cambiare con l’età.
Ma il messaggio di fondo – “ti vogliamo bene, anche se le cose sono cambiate” – deve restare costante. Serve una comunicazione che sia coerente, ma personalizzata.
Evita frasi come “sei il più grande, quindi arrangiati” oppure “sei troppo piccolo per capire”.
Tutti hanno diritto a spiegazioni chiare e a una presenza emotiva adeguata.
Coordinarsi come co-genitori
Anche se faticoso, è importante che i genitori separati si confrontino sulle diverse strategie da adottare con ciascun figlio. Decidere insieme “chi gestisce cosa”, valutare le esigenze in base all’età e fare squadra aiuta a prevenire tensioni e sovraccarichi.