Ma chi ha davvero l’ultima parola? E come si possono prendere decisioni coerenti e condivise, mettendo al centro il benessere dei figli?
Per rispondere, è importante chiarire un primo nodo: l’autorità parentale congiunta non significa automaticamente essere sempre d’accordo. Significa che entrambi i genitori devono essere coinvolti nelle decisioni rilevanti per il figlio, inclusi gli aspetti educativi. Questo vale anche se il figlio vive prevalentemente con uno solo dei due.
Le scuole, per legge, devono informare entrambi i genitori, a meno che un tribunale abbia stabilito diversamente. Entrambi hanno il diritto di ricevere pagelle, convocazioni e aggiornamenti, ma anche il dovere di confrontarsi prima di autorizzare cambiamenti importanti. Il problema nasce quando uno dei due agisce unilateralmente, magari per evitare conflitti o per convinzione personale. Ecco dove iniziano i guai.
Per evitare incomprensioni:
Comunicate per iscritto ogni proposta rilevante (es. cambio scuola, ripetizioni, sostegno scolastico) - l'app proposta da AGNA (genitori.agna.ch) viene in aiuto.
Stabilite un tempo massimo per dare una risposta (ad esempio, 5 giorni)
In caso di mancato accordo, valutate un colloquio congiunto con l’insegnante o il direttore scolastico
Evitate di usare i figli come messaggeri o come fonte di pressione: aumentano solo il loro disagio
Ricordate: la posta in gioco non è avere ragione, ma offrire al bambino continuità, supporto e un ambiente educativo sereno.