In ogni caso, la gestione di questa nuova fase va affrontata con delicatezza, trasparenza e molto realismo.
Il punto di partenza è semplice ma cruciale: ogni figlio ha diritto ai propri tempi. Nessuno può essere obbligato ad accettare subito una nuova figura adulta, né a fingere entusiasmo.
Allo stesso modo, il nuovo partner non dovrebbe mai forzare il proprio ruolo: i legami si costruiscono nel tempo, con pazienza, rispetto e discrezione.
Nel concreto, un errore frequente è coinvolgere troppo presto il nuovo partner nella quotidianità del figlio. Bastano pochi incontri non gestiti con cura per creare rifiuto o disagio nel bambino.
Il consiglio è attendere che la relazione sia stabile e definita prima di fare presentazioni. E quando si decide di introdurlo, meglio farlo in un contesto neutro e privo di aspettative: una merenda, un incontro al parco, qualcosa di semplice e leggero.
Il dialogo con l’altro genitore è altrettanto importante. Anche se non si è in buoni rapporti, informarlo prima dell’introduzione può evitare reazioni a catena.
Meglio ancora se si riesce a concordare alcune regole di base: niente sorprese, niente deleghe educative premature, niente ambiguità nei ruoli.
Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda le emozioni del bambino. Può sentirsi confuso, tradito, spiazzato.
Spesso non ha le parole per dire cosa prova, quindi occorre osservare i suoi comportamenti: chiusura, rabbia, regressioni. In questi casi, più che forzare l'inclusione, serve ascoltare, rassicurare e dargli il tempo di abituarsi.
Infine, è utile che il nuovo partner comprenda che non è chiamato a sostituire nessuno. Il suo ruolo sarà quello di una figura adulta positiva, presente ma non invadente. Se riuscirà a rispettare questi limiti, avrà tutte le carte in regola per costruire un rapporto sano e duraturo.
Un nuovo amore può essere una risorsa, anche per i figli, se vissuto con maturità, attenzione e tanto buon senso.