Il problema? Gelosie, tensioni, vecchie ferite mai rimarginate. Soprattutto quando i nuovi partner non sono disposti a tollerare la presenza dell’ex. Oppure quando uno dei due genitori teme che il figlio si senta costretto a fare da ponte tra due mondi ancora troppo distanti.
In questi casi, la chiave è la sincerità. Prima di tutto con se stessi.
Chiedersi: sono davvero pronto a partecipare a una festa con il mio ex e il suo nuovo compagno/a?
poi con il figlio: cosa desideri davvero? Cosa ti farebbe sentire sereno e felice?
A volte, è possibile organizzare un evento unico, magari con la presenza attutita dei nuovi partner, che si tengono in disparte per rispetto. In altri casi, è preferibile fare due feste distinte, ma pensate con la stessa cura, con la stessa attenzione. L'importante è evitare che il figlio percepisca la divisione come un segno di ostilità o come una colpa da espiare.
Le feste condivise funzionano solo se gli adulti riescono a comportarsi in modo maturo. Nessuna competizione su chi ha il regalo più bello, nessuna battuta velenosa, nessuna tensione visibile. Il centro è il figlio, non le dinamiche irrisolte tra gli adulti.
Un consiglio utile è definire in anticipo ruoli e compiti: chi organizza cosa, chi invita chi, chi porta la torta. Così si evita la confusione e si riducono i margini di conflitto.
E se non si riesce proprio a trovare un accordo?
Meglio accettare i limiti e scegliere due momenti separati. L'unità forzata è spesso più dannosa della divisione serena.
Infine, non dimentichiamo che l'esempio degli adulti è fondamentale. Anche una festa separata può insegnare che si può essere civili, affettuosi e collaborativi, pur restando su strade diverse.