La novità è soprattutto culturale e preventiva
La legge afferma ora con chiarezza che le punizioni corporali e i trattamenti degradanti non possono essere considerati strumenti educativi.
Educare senza violenza, però, non significa educare senza regole
Un genitore può dire di no, stabilire limiti, chiedere il rispetto degli impegni e prevedere conseguenze adeguate. La differenza sta nel modo in cui esercita la propria responsabilità. Non attraverso la paura, l’umiliazione o la forza, ma attraverso il dialogo, la coerenza e la responsabilizzazione.
Questo principio assume un significato particolare nelle famiglie separate
La violenza non è soltanto quella fisica. Il conflitto tra gli adulti può trasformarsi in pressione sui figli, svalutare l’altro genitore davanti a loro, usarli come messaggeri, sottoporli a interrogatori dopo una riconsegna, minacciare la perdita di un affetto o farli sentire in colpa perché desiderano stare bene con entrambi.
Non ogni parola sbagliata o momento di tensione costituisce automaticamente una violazione della legge. Ma certi comportamenti possono ferire, disorientare e indebolire il senso di sicurezza del bambino.
La nuova disposizione contiene anche un messaggio importante; quando mergono difficoltà educative, genitori e figli devono poter trovare ascolto, consulenza e sostegno.
È un principio che AGNA applica da tempo
Le famiglie che si rivolgono alla nostra associazione vengono accolte, ascoltate e orientate. Quando la situazione richiede competenze specifiche, AGNA collabora con associazioni, strutture professionali e specialisti presenti sul territorio, affinché ogni famiglia possa ricevere un sostegno adeguato, oltre a quello offerto direttamente dalla nostra associazione.
Questo modo di lavorare fa parte del concetto di separazione collaborativa
(separazione collaborativa)
La separazione collaborativa non considera la famiglia come un problema da affidare a un solo professionista. Le difficoltà possono riguardare contemporaneamente la comunicazione, l’educazione, gli aspetti legali, la situazione economica, il benessere psicologico e l’organizzazione quotidiana dei figli.
Per questo è necessario lavorare in rete
Pedagogisti, psicologi, operatori psicosociali, mediatori, consulenti legali e altri professionisti possono offrire punti di vista e strumenti differenti, coordinati attorno a un obiettivo comune; il benessere dei figli.
Rivolgersi a un professionista non significa essere un cattivo genitore.
Significa avere il coraggio di chiedersi:
- Quali sono i nostri punti di forza?
- Dove incontriamo maggiori difficoltà?
- Quali capacità possiamo rinforzare per offrire ai nostri figli maggiore sicurezza?
Un accompagnamento pedagogico, per esempio, può aiutare i genitori a comprendere meglio i comportamenti dei figli, costruire regole adatte alla loro età, gestire la rabbia e comunicare senza ferire o umiliare.
L’educazione non violenta non richiede genitori perfetti
Chiede adulti disposti a riconoscere le proprie difficoltà, cercare strumenti migliori e accettare, quando serve, il sostegno di una rete competente.
Perché chiedere aiuto non è una debolezza ma uno degli atti più responsabili dell’essere genitori.
Buona domenica da AGNA.