Non per rifiuto dell’aiuto, al contrario.
Questo genitore raccontava di aver seguito le indicazioni ricevute, di essersi reso disponibile, di aver cercato di collaborare. Eppure, nonostante questo, la situazione familiare sembrava non migliorare. Anzi, appariva sempre più complessa.
Situazioni come questa fanno nascere molte domande
- Il mandato è chiaro?
- Il progetto di aiuto è stato definito?
- I genitori sanno quali obiettivi si stanno perseguendo?
- Il curatore o il professionista incaricato ha strumenti e indicazioni sufficientemente precisi?
E soprattutto:
- la famiglia sta costruendo un percorso oppure sta soltanto subendo una decisione?
Questa domanda è centrale
Quando una separazione diventa conflittuale, è comprensibile che le autorità debbano intervenire. In alcuni casi è necessario, soprattutto quando i figli rischiano di essere coinvolti in tensioni che gli adulti non riescono più a gestire da soli.
Ma prima di arrivare a subire una decisione, quando è possibile, i genitori dovrebbero provare a costruire un progetto.
- Un progetto concreto.
- Condiviso.
- Comprensibile.
- Orientato ai figli.
È proprio questo il senso della separazione collaborativa che AGNA promuove da tempo.
Le famiglie che si rivolgono ad AGNA vengono accolte, ascoltate e orientate. Quando necessario, l’associazione collabora con professionisti e strutture del territorio: ambito legale, psicosociale, pedagogico, psicologico, mediazione, ascolto dei minori, consulenza economica e coordinamento genitoriale.
L’obiettivo è aiutare i genitori a individuare il percorso più adatto alla loro situazione, senza lasciare che il conflitto diventi l’unico modo di decidere.
Questo non significa che tutto possa essere risolto facilmente.
Significa però cambiare prospettiva.
Invece di aspettare che qualcun altro decida per la famiglia, i genitori possono chiedersi:
- quali sono i bisogni reali di nostro figlio?
- Quali accordi possiamo costruire per proteggerlo dal conflitto?
- Quali sono i nostri punti forti come genitori?
- Dove invece abbiamo bisogno di aiuto?
- Quali strategie possiamo provare, verificare e migliorare nel tempo?
Una separazione collaborativa non richiede genitori perfettamente d’accordo su tutto, ma richiede genitori disposti a non consegnare ogni decisione allo scontro.
Quando i genitori riescono a presentare un progetto credibile, costruito con il supporto di professionisti competenti, le autorità possono trovarsi davanti a un lavoro già orientato al bene dei figli.
Un progetto non elimina il ruolo dell’autorità
Ma può aiutare a evitare che l’intervento arrivi quando ormai la situazione è irrigidita, quando le posizioni sono diventate inconciliabili e quando ogni decisione viene vissuta come una vittoria o una sconfitta.
Il rischio, altrimenti, è che la famiglia entri in una presa a carico senza sentirsi davvero parte del percorso.
- Si aspetta che il curatore risolva.
- Si aspetta che l’autorità decida.
- Si aspetta che l’altro cambi.
Ma nel frattempo il bambino continua a vivere nella stessa tensione.
Chiedere aiuto prima non significa rinunciare ai propri diritti, ma significa provare a esercitare la propria responsabilità genitoriale in modo più consapevole.
AGNA crede nella separazione collaborativa proprio per questo: perché nessuna famiglia dovrebbe essere lasciata sola, ma anche perché i genitori, quando possibile, dovrebbero essere aiutati a costruire soluzioni prima di subirle.
Vieni da AGNA, parliamone e proviamo a capire insieme quale percorso può aiutare la tua famiglia.
Perché chiedere aiuto è importante, ma costruire un progetto condiviso, prima che siano altri a doverlo imporre, può fare davvero la differenza per i figli.
Buona domenica da AGNA.