laRegione | 21 Ott 2025 | di Vittoria De Feo e Andrea Manna
La storia
Un periodo transitorio a carico dei Comuni
Lo propone la ‘Giustizia e diritti’, che ha sentito Zali in audizione, per sciogliere il nodo del finanziamento. Mazzoleni: ‘Prioritario sbloccare il dossier’
Riforma delle Autorità regionali di protezione (Arp) e nodo del finanziamento. Forse ci siamo. Dopo la prima audizione post-arrocchino di fine settembre, ieri il consigliere di Stato Claudio Zali – accompagnato dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti – è tornato davanti alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ per discutere ad hoc della riforma delle Arp, ribadendo peraltro che si tratta dell’incarto più importante della legislatura.
‘Il governo trovi un sistema di compensazione’
Tre i principali temi in sospeso. Il primo e più annoso è quello dell’aspetto finanziario. A fare il punto, ci pensa il presidente della commissione Alessandro Mazzoleni: «Le misure di protezione – spiega – sono un compito che di principio spetta ai Comuni. Non si vede dunque perché gli Enti locali non dovrebbero pagare per questo servizio». Detto ciò, precisa però il deputato della Lega, «è altrettanto vero che quando il Cantone aveva proposto attraverso la riforma ‘Ticino 2020’ di cantonalizzare queste misure istituendo le Preture di protezione, l’indirizzo era di sgravare i Comuni di circa 13 milioni. E questo mettendo a disposizione 6 milioni in più da parte del Cantone. I Comuni, in cambio, avrebbero dovuto assumere altri compiti, così da raggiungere la neutralità finanziaria», ricorda Mazzoleni. Ulteriore nodo, il fatto che «pur essendo data globalmente per spacciata, il Consiglio di Stato non abbia mai preso posizione sulla riforma ‘Ticino 2020’», osserva il leghista. Che fare dunque? «La commissione ha spiegato a Zali che l’intenzione è di proporre nel nostro rapporto un periodo transitorio, la cui durata è ancora da stabilire, in cui i Comuni dovranno continuare a pagare questi 13 milioni», indica Mazzoleni. E sottolinea: «Entro la scadenza del periodo transitorio, il governo dovrà cercare di trovare un sistema di compensazione così da garantire la neutralità finanziaria, assodato che con la cantonalizzazione del servizio, al termine del periodo di transizione, il nuovo sistema dovrà essere interamente a carico del Cantone». Insomma, la priorità a questo punto è che la riforma delle Arp non resti ancora bloccata: «In fin dei conti – commenta il granconsigliere – parliamo di circa 20 milioni, una cifra tutto sommato contenuta». Per Mazzoleni, il rapporto «a favore del messaggio governativo dovrebbe arrivare relativamente a breve. Si tratta ora di concretizzare nelle conclusioni questi punti in sospeso». La palla passerà poi al Gran Consiglio.
‘Riassunzione non automatica’
Tre, come detto, i punti in sospeso. In secondo luogo la ‘Giustizia e diritti’ ha voluto soffermarsi con Zali sulla ripresa degli attuali dipendenti delle Arp nel nuovo progetto cantonale. «Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo capito – illustra Mazzoleni – che il sistema comunale attuale impiega 47 unità di lavoro a tempo pieno. Il progetto cantonale ne prevede invece 58». Stando a quanto discusso in commissione, «non ci dovrebbe quindi essere personale in esubero che, con il passaggio al progetto cantonale, resterebbe a casa». Ma attenzione: «Il consigliere di Stato ha però precisato – dice il leghista – che la riassunzione non è automatica, proprio perché il passaggio alle Preture di protezione è stato voluto per migliorare la qualità delle procedure decisionali».
Le lacune dei servizi di appoggio
Non da ultimo, sono stati toccati i servizi di appoggio. «Quando l’Arp prende una decisione, per via delle lacune dei servizi di appoggio, accade che non venga applicata, o perlomeno non come previsto. E questo non va bene», premette il presidente della ‘Giustizia e diritti’. Alla commissione Zali ha però spiegato, afferma Mazzoleni, «che il messaggio del governo concerne la qualità delle decisioni. I servizi di appoggio non rientrerebbero dunque nelle misure indicate dal Consiglio di Stato». A ciò si aggiunge il fatto che «questi servizi sono sotto il cappello del Dipartimento sanità e socialità. Zali non si è quindi espresso oltre in merito». In tal senso, conclude Mazzoleni, «come commissione discuteremo prossimamente se integrare o meno anche questo aspetto nel rapporto».
Le reazioni
Per il capogruppo Ps Ivo Durisch «bisogna ora implementare il più velocemente possibile la riforma con l’istituzione delle Preture di protezione. Del resto, come ricordato anche da Zali, una chiara maggioranza, oltre il 77%, dei cittadini ticinesi ha detto sì nella votazione popolare dell’ottobre 2022 al principio del modello giudiziario, ancorandolo alla Costituzione cantonale: la popolazione ha manifestato così l’esigenza di un cambiamento del sistema. Quanto al nodo del finanziamento, visto che il progetto ‘Ticino 2020’ è su un binario morto, occorrerà trovare una forma di compensazione per i Comuni alla loro eventuale partecipazione finanziaria, così come era contemplato da ‘Ticino 2020’. Ma questo è compito non della commissione ‘Giustizia e diritti’, ma del Consiglio di Stato insieme con gli Enti locali». Afferma dal canto suo il capogruppo Plr Matteo Quadranti: «Avendo ottenuto rassicurazioni da Zali che il costo della nuova organizzazione verrà assunto dal Cantone, la commissione proseguirà nei suoi lavori. A rimanere aperto, sembrerebbe, il nodo dell’eventuale riassunzione nelle Preture di protezione dei dipendenti comunali attivi oggi nelle Arp». L’obiettivo, rimarca la democentrista Roberta Soldati, «è di presentare un rapporto che sciolga il più possibile i punti interrogativi, tra cui quello finanziario». La revisione delle Arp, tiene a sottolineare la deputata, «non è rimasta ferma in commissione. A mancare era, ed è tutt’ora, il messaggio sulla procedura». In altri termini, «anche se avessimo mandato avanti prima il rapporto sulla riorganizzazione, mancando di fatto la procedura, non si sarebbe potuto implementare nulla. Ora ci è stato detto che questo messaggio dovrebbe arrivare a breve». Fondamentale, poi, «creare una catena completa. Non basta rivedere l’organizzazione delle Arp se resta il problema degli operatori finali. L’idea è di inserire nel rapporto anche degli auspici in questo senso».
«È una riforma necessaria e prioritaria», dichiara il presidente del Centro Fiorenzo Dadò. «È ora cruciale che commissione, parlamento e governo trovino una quadra affinché il nuovo assetto entri in funzione il prima possibile».

