..nella misura in cui lo si può ragionevolmente pretendere dai genitori e tenendo conto delle circostanze.
Non c’è un “numero magico” (18 o 25)
La legge non fissa un limite d’età automatico: conta se la formazione è appropriata e se procede in modo serio e coerente. Nel diritto svizzero non esiste un’età-soglia automatica che “stacca la spina” al mantenimento.
La maggiore età (18 anni) è un passaggio importante, ma la domanda vera è
un’altra:
Il figlio sta ancora svolgendo una formazione “appropriata”, portata avanti in modo serio e senza inutili ritardi?
Se sì, l’obbligo può continuare fino a quando quella formazione può normalmente concludersi, nella misura in cui è ragionevolmente esigibile dai genitori (considerate le circostanze concrete).
Per chiarire cosa significa in pratica:
“Formazione appropriata” non è per forza “il primo diploma e basta”: può comprendere l’intero percorso realistico che rende il giovane adulto autonomo e gli permette di mettere a frutto le sue capacità (ad es. apprendistato + maturità professionale; oppure un percorso scolastico/universitario coerente).
“Seria e coerente” vuol dire: iscrizioni regolari, frequenza, progressi verificabili, e soprattutto assenza di pause prolungate o cambi di rotta ripetuti senza motivi.
Un cambio indirizzo può essere comprensibile; una serie di interruzioni o bocciature può invece mettere in discussione il diritto al mantenimento oltre i 18 anni.
“25 anni” non è la regola: è un numero che circola perché in alcuni ambiti (es. assicurazioni sociali) esistono limiti d’età, ma non è un limite automatico nel diritto civile sul mantenimento.
Si guarda l’insieme delle circostanze
Per capire se esiste (ancora) un diritto al mantenimento, entrano in gioco elementi concreti: il percorso di formazione, la situazione finanziaria dei genitori e le possibilità del giovane adulto di mantenersi (almeno in parte) con reddito o patrimonio.
A 18 anni cambia anche il “ruolo” del figlio
Con la maggiore età, al figlio viene richiesta maggiore responsabilità: organizzarsi, informare, contribuire quando possibile (ad esempio con un lavoro a tempo parziale) e valutare eventuali sostegni come borse di studio.
E sul piano pratico, è utile ricordare che, per alcune procedure di richiesta di aiuto economico, è il figlio maggiorenne che deve attivarsi e firmare la documentazione.
Un modo semplice per parlarne senza conflitti
Quando il figlio diventa maggiorenne, spesso non serve “riaprire la separazione”: serve mettere chiarezza. Può aiutare un accordo (anche scritto) su:
- cosa coprono i genitori (spese correnti, cassa malati, trasporti, materiale scolastico, ecc.);
- cosa si intende per spese straordinarie e come si decide;
- quali informazioni il figlio condivide (iscrizioni, conferme di frequenza, risultati, cambi di percorso);
- da quando e per quanto tempo si rivede la situazione (per esempio ogni semestre).
Strumento utile offerto da AGNA
Calcolo degli oneri di accudimento e di mantenimento (modello mu©k)
Quando cambia una fase di vita (maggiore età, formazione, nuovi redditi o nuove spese), è utile rimettere in ordine i dati: redditi, costi dei due nuclei, spese legate alla formazione e oneri di accudimento. Il modello mu©k aiuta a fare una revisione strutturata e a capire se, e in che misura, la situazione va aggiornata.
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Figli maggiorenni: quali obblighi restano (e come parlarne senza trasformarlo in guerra)