Prima di cominciare, una precisazione importante: qui parlo del rifiuto non motivato da reale pericolo. Quando ci sono violenza o grave incuria, il rifiuto del bambino può essere una difesa legittima e va trattato come tale.
Quando invece non ci sono segnali credibili di pericolo, ma il rifiuto diventa rigido e “a senso unico”, è utile osservare con attenzione le dinamiche.
Gli 8 indicatori che aiutano proprio a distinguere queste situazioni che se si sommano e aumentano nel tempo, meritano attenzione:
- campagna di denigrazione;
- motivazioni deboli/illogiche;
- un genitore “tutto cattivo” e l’altro “tutto buono”;
- "l’ho deciso io” (pensatore indipendente);
- appoggio automatico al genitore con cui si allea;
- assenza di senso di colpa;
- racconti “presi a prestito” (linguaggio da adulti);
- ostilità estesa alla famiglia allargata, nonni, zii, ecc.
Un fattore poco intuitivo: il bambino di solito è convinto che la scelta sia “sua”. Questa “scelta di campo” è una forma di autoprotezione emotiva: scegliere alleggerisce l’angoscia del conflitto di lealtà. Per questo la dinamica tende a comparire quando i figli hanno un’età sufficiente per percepire il conflitto tra i genitori e sentirsi, “parte o causa del problema”.
A quel punto scelgono il “male minore”, di solito il genitore con cui vivono di più, perché lì percepiscono un appoggio quotidiano più stabile alla “loro” decisione.
È utile ricordarlo anche per un altro motivo: il ruolo di “alienante” non è prerogativa né della madre né del padre. Può attivarsi sia dal genitore collocatario/affidatario sia dal non collocatario/non affidatario.
Quando il rifiuto è sostenuto dall’altro genitore, anche non sempre in modo consapevole, e le autorità non intervengono con tempestività, il genitore rifiutato rischia di non avere più modo pratico di mantenere la relazione.
È anche per questo che AGNA ha consegnato al Gran Consiglio ticinese, simbolicamente il 20 novembe 2025 (data della firma della convenzione ONU sui diritti del bambino), una petizione con 292 firme, chiedendo riconoscimento, formazione e interventi tempestivi per proteggere i minori e i legami familiari.
Tre spunti per il genitore rifiutato, per non reagire “a specchio”
- Non contro-attaccare.
- Evitare: “Ti stanno manipolando”, “Dì la verità”, “Io sono quello giusto”.
- Preferire: “Mi dispiace che tu stia così. Io ci sono. Non devi scegliere.”
- Togli al bambino il peso della scelta.
- Ripeti spesso, con calma: “I problemi tra adulti restano tra adulti.
- Tu non devi proteggere nessuno. Hai diritto di voler bene a entrambi.”
- Proteggi un canale minimo di contatto, senza invadere.
- Messaggi brevi e regolari: “Buonanotte”, “Come è andata la scuola?”, “Io sono disponibile quando vuoi.”, ricordare sempre le ricorrenze, compleanni ecc.
Non servono romanzi: serve continuità affidabile.
Frasi e micro-azioni, da fare fin da subito, per ricostruire fiducia, senza “metterlo in mezzo”
- “Non devo convincerti di niente: voglio ascoltarti, capirti.”
- “Ti lascio spazio, ma non sparisco.”
- “Se ti va, facciamo una cosa insieme: una passeggiata / un gelato / 20 minuti.”
- Rituali brevi e ripetibili: stessa frase di saluto, stessa mini-chiamata, stessa “buonanotte”.
- Un “ponte” invece di un “processo”: una foto neutra con “Mi ha fatto pensare a te.”
Una nota personale (ecco le 150 parole in più)
La mia esperienza con l’alienazione genitoriale è iniziata proprio nel 2005, lo stesso anno in cui la Giornata del 25 aprile è stata istituita dall’attivista canadese Sarvy Emo per richiamare l’attenzione sul disagio dei minori nelle separazioni altamente conflittuali.
La mia storia ha avuto un epilogo emozionante e intenso: dopo quasi vent’anni ho potuto riprendere la relazione personale con mio figlio. Non lo scrivo per dire che “andrà così per tutti”, o che ci voglia così tanto tempo ma per ricordare due cose essenziali:
- un bambino spesso non ha gli strumenti per capire che la sua “scelta” è, in realtà, una forma di protezione emotiva;
- ciò che fai oggi per mantenere la relazione, non metterlo in mezzo, mantenere un canale minimo di contatto, può diventare il ponte che, un domani, renderà possibile ritrovarsi.