Autorità di protezione, in Gran Consiglio un passaggio della riforma atteso e necessario

di Andrea Manna
La Regione - 24.01.2026

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Autorità di protezione, in Gran Consiglio un passaggio della riforma atteso e necessario

Agna invita ‘caldamente’ il parlamento ad approvare il rapporto commissionale. E chiede di essere consultata per la stesura del regolamento

“Si tratta di un passaggio atteso e necessario, che va nella direzione di una maggiore chiarezza istituzionale, professionalizzazione e tutela dei diritti delle persone coinvolte”. Per questo Agna, l’Associazione genitori nell’accudimento (già Associazione genitori non affidatari), invita “caldamente” il Gran Consiglio ad approvare nella sessione di settimana prossima il rapporto della commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ sugli aspetti organizzativi e finanziari della riforma delle autorità di protezione in Ticino proposta dal governo. L’invito di Agna è contenuto in una lettera inviata dal presidente Pietro Vanetti ai deputati.

Il via libera del plenum del parlamento al rapporto – sei i relatori: Sabrina Gendotti (Centro), Simona Genini (Plr), Daria Lepori (Ps), Alessandro Mazzoleni (Lega), Marco Noi (Verdi) e Roberta Soldati (Udc) – segnerebbe un ulteriore passo verso la messa in atto della riorganizzazione del settore tutele e curatele, il cui asse portante saranno le Preture di protezione, secondo il modello giudiziario ancorato alla Costituzione cantonale dalla votazione popolare del 2022. In base alla riforma le citate Preture subentreranno alle Arp, le attuali sedici Autorità regionali di protezione, con i Comuni responsabili del loro funzionamento. Nelle future autorità giudiziarie magistrati – pretori e pretori aggiunti – e specialisti in ambito psicologico/pedagogico e del lavoro sociale (tutti nominati dal Gran Consiglio) stabiliranno insieme, in collegi giudicanti, le misure di protezione per adulti o minori divenuti vulnerabili. La riorganizzazione mira a migliorare la qualità delle decisioni. I provvedimenti sono molteplici e delicati visto che possono incidere in maniera importante sui diritti e le libertà fondamentali dei destinatari: tutele, curatele, collocamenti, privazione dell’autorità parentale, regolamentazione dei diritti di visita, ricoveri a scopo di assistenza ecc.

‘No a rallentamenti’

Agna chiede al Gran Consiglio di accogliere il rapporto commissionale “senza introdurre modifiche significative, in particolare sul piano finanziario: un intervento sostanziale in questo ambito rischierebbe di compromettere l’equilibrio raggiunto e di riaprire scenari già vissuti in passato, come l’eventuale ricorso al referendum da parte dei Comuni, con conseguente rallentamento o blocco della riforma, come avvenuto nel 2013”. Il riferimento è alla professionalizzazione dei presidenti delle Arp (grado di occupazione non inferiore all’80 per cento) voluta dal parlamento, contestata da una settantina di Comuni con il lancio di un referendum, infine avallata dai cittadini nella consultazione del 3 marzo 2013.

Riguardo al finanziamento della riforma, la commissione ‘Giustizia e diritti’ propone l’adozione di una fase transitoria della durata di “due anni” nella quale “i Comuni pagheranno al Cantone i 13’390’000 franchi fino a ora assunti per il funzionamento delle Autorità regionali di protezione”. Dal canto suo “il Cantone assumerà transitoriamente la differenza fra i costi attualmente pagati dai Comuni e l’onere annuale netto futuro delle nuove Preture di protezione, compreso il potenziamento parziale dell’Uap (Ufficio dell’aiuto e della protezione, Dipartimento sanità e socialità, ndr) per un totale di 6’210’000 franchi”. Trascorso il periodo transitorio, continua il rapporto commissionale, “il Consiglio di Stato dovrà dunque assumersi integralmente il costo netto della riforma, quantificato in 19’600’000 franchi, neutralizzando lo stesso nella ridefinizione dei flussi con i Comuni. Come farlo è compito del Consiglio di Stato. Non dovrà tuttavia essere oggetto di compensazione l’importo relativo all’adeguamento parziale dell’Uap”.

‘Composizione collegi giudicanti, picchetti...’

Nello scritto indirizzato ai granconsiglieri Agna esprime anche un “moderato disappunto” per il fatto che “diversi suggerimenti di carattere organizzativo, formulati dall’Associazione nel corso degli anni, non siano stati affrontati nel rapporto della Commissione, ma vengano rinviati alla futura fase di elaborazione del regolamento”. Ragion per cui l’Associazione genitori nell’accudimento “sollecita il parlamento a impartire una precisa direttiva al Consiglio di Stato, affinché le normative attuative (il regolamento) siano elaborate con il fondamentale contributo di una commissione consultiva: a questo tavolo dovranno sedere non solo i rappresentanti dei Dipartimenti, della Magistratura e dei Comuni, ma anche le associazioni civili, come Agna, che portano il punto di vista diretto dei cittadini e delle famiglie utenti del servizio”. Osserva da noi interpellato Pietro Vanetti: «Auspichiamo che il previsto regolamento riservi una particolare attenzione per esempio alla composizione dei collegi giudicanti delle Preture di protezione, perché sia garantita la presenza di entrambi i sessi, e all’istituzione di un servizio di picchetto nei weekend».

 

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